Dall'Europa
FOCUS: Gli esperti continuano ad interrogarsi sulle cause ed i rimedi della crisi economica e finanziaria, chi mettendo in evidenza i rischi del debito (Time to tackle the real evil: too much debt), chi infine sottolineando la difficile posizione delle banche centrali (Much ado about central bankers - There is no easy way out for central banks), chi denunciando l'egoismo degli Stati nazionali (L'égoïsme des Etats limite la portée d'une réforme du FMI). L'unica certezza condivisa sembra essere quella, espressa da Martin Wolf sul Financial Times, secondo cui comunque, After the storm comes a hard climb. D'altra parte, appelli come quello lanciato da Mario Monti, Watchdogs of the world, unite!, più che fornire soluzioni o prospettive d'azione effettive, non fanno che alimentare dubbi del tipo di quelli espressi qualche tempo fa dalla regina Elisabetta alla London School of Economics sull'utilità degli economisti: se gli economisti non sanno prevedere le crisi e fornire buone soluzioni, a che servono? Simili dubbi purtroppo non sono stati fugati dalla risposta inviata alla regina da un gruppo di economisti, che giustificano l'insuccesso alla mancanza di una “collective imagination of many bright people”.
Il dibattito su come rilanciare l'Europa continua a svilupparsi secondo linee che in definitiva restano nel quadro esistente, più che a proporne uno nuovo o a superarlo. Due esempi sono dati dall'intervista organizzate da France Culture et Libération a Delors e al filosofo Gauchet e dal rapporto predisposto dal CER su Is Europe doomed to fail as a power?
Il tutto mentre si moltiplicano i segnali contrastanti sulle politiche dei singoli Stati in seno all'Unione europea. Un'Unione i cui limiti sono stati messi in evidenza dalla sentenza della Corte suprema tedesca sulla ratifica del Trattato di Lisbona, come ha messo in luce Spiegel Online, dall'intensificarsi del rapporto tra Usa e Cina, come descritto da Sisci su Asia Times (Fading Europe aids China's US ties), e dallo sferzante giudizio espresso nel Report for the meeting of the Russian-U.S. section of the Valdai International Discussion Club in cui si dice: "The European Union (EU) is growing weaker as an actor in foreign politics. The EU common foreign and security policy is still at its infancy because of the diverging interests of the European Union member states, and their reluctance to increase defense spending and shoulder responsibility for keeping up international peace and security. For this reason, the EU cannot be viewed as significant player in the world’s political and especially military-political arena" (RECONFIGURATION, NOT JUST A RESET: Russia’s interests in relations with the United States of America).
Alla mancanza d'ambizione per assumere appieno un ruolo internazionale, messa in evidenza nell'articolo di Stephens sul Financial Times Lack of ambition leaves Europe in the slow lane, gli europei continuano ad affiancare una attiva politica nazionale nei vari continenti, come si desume dalle notizie sulla politica tedesca in Asia (verso la Cina 1 e 2), su quello francese commentato da Le Monde in Irak. Le divergenti politiche industriali in campo militare fano il resto, come testimoniato dalle critiche tedesche su ritardi dell'Eads nella produzione dell'aerero da trasporto A400 (Spiegel Online) e dal contraddittorio rapporto al Parlamento Britannico, The National Security Strategy of the United Kingdom - Security in an interdependent world.
Il tutto mentre rivalità etniche irrisolte stentano a sopirsi, come quelle tra Slovacchia (La Slovaquie provoque les Hongrois en interdisant les langues minoritaires) e Ungheria (The German Ethnic Model). Certo, come ammette lo stesso Financial Times commentando le tensioni separatiste in Spagna (Flimsier footings), la soluzione potrebbe essere il federalismo, ma al momento solo la Svizzera ha seguito questa strada. Il quotidiano britannico comunque assicura che "most of Europe’s separatists lack the political capital and popular support to achieve their aspirations of independence in the near future". Ma fino a quando?
FOCUS - Tra i vari problemi collegati alla globalizzazione, quello dell'aumento della popolazione mondiale - e del suo invecchiamento - continua ad essere attentamente seguito (Nous serons 7 milliards de Terriens dès 2012 - " La population des pays du Sud vieillit très vite "). Non fosse altro perché questo fenomeno ha un diretto legame con lo sfruttamento delle risorse naturali (in primis l'acqua, come mette in luce un'analisi del Worldwatch Istitute, Water Scarcity Looms), con la ridefinizione delle politiche agricole (soprattutto nei continenti, come quello africano, più svantaggiati, Foreign Investors Snap Up African Farmland) e con una nuova pianificazione delle sviluppo urbano (L'urbanisation comme moteur du développement ?). Tutto ciò alimenta il dibattito e la riflessione sulla necessità di affrontare queste emergenze a livello mondiale, come mostra per esempio l'intervento del sindaco di Parigi, M. Delanoe, Pour une nouvelle gouvernance mondiale. Ma con quali strumenti e con quali risorse? Non sarebbe necessario per esempio un sistema di tassazione internazionale, come si interroga Gilliann Tett sul Financial Times, Does the world need a global ‘Tobin tax’? Purtroppo, come osserva il quotidiano The Independent, "the absence of mechanisms that link the western and emerging powers is a direct block on building more effective tools to manage the global economy and global security. And that means the American economy and American security are more vulnerable. It is time to get serious about forging new modes of cooperation to manage global problems. That means making decisive changes to the governance of key global institutions, not just inviting dozens of states to participate in meetings in an ad hoc way (Europe and the Emerging Powers at the G8 Summit: "Taxation without Representation"). Gli effetti della crisi economica e finanziaria (En Europe, les Etats et les entreprises vont être confrontés au " mur de la dette " Le Monde), le incerte prospettive di ripresa (Global Banking Economist Warned of Coming Crisis) e l'evidente mediocrità ed inadeguatezza delle istituzioni europee ed internazionali (In Global Institutions, Mediocrity Is the Way to the Top, Spiegel Online) non lasciano molti spazi di manovra per agire. Innanzitutto non sembrano esserci strategie adeguate e coordinate per far fronte ad una necessaria accelerazione della transizione dei consumi energetici dipedenti dal petrolio ad altre fonti (Catastrophic shortfalls threaten economic recovery, says world's top energy economist, The Independent). Come provocatoriamente nota Gideon Rachman sul Financial Times, mettendo il problema energetico in relazione alle sfide climatiche, "immaginate di essere il Presidente degli Stati Uniti? Cosa fareste?: "The Indians and the Chinese have so far refused to accept binding targets on CO2 emissions. Even if they change their position during the Copenhagen negotiations – and that is far from certain – that will come at a price. The proposed deal is that rich countries essentially bribe poorer countries to cut emissions and adopt cleaner technologies. China has proposed that developed nations should all agree to contribute 1 per cent of gross domestic product to help poorer nations fight global warming. Now imagine that you are Mr Obama trying to sell a deal like that back home. The US is running a budget deficit of 12 per cent of GDP. The Chinese are sitting on the world’s largest foreign reserves. The president would have to ask the American people to write a large cheque to China to combat global warming – while simultaneously praying that the Chinese graciously consent to keep buying American debt to fund the deficit. It does not sound like a political winner. Even if a deal is somehow struck at Copenhagen, it will involve promised reductions of CO2 emissions that seem literally incredible. The rich countries that belong to the Group of Eight, including the US, say they want to cut emissions by 80 per cent by 2050 – which will mean a massive transfer to cleaner sources of energy. As Oliver Morton, the science writer, points out – “Building two terawatts of nuclear capacity by 2050 – enough to supply 10 per cent of the total carbon-free energy that’s needed – means building a large nuclear power station every week; the current worldwide rate is about five a year. A single terawatt of wind – 5 per cent of the overall requirement – requires about 4m large turbines” (Climate activists in denial).
Usa - Negli USA prosegue il dibattito sul ruolo che gli americani sono chiamati a giocare in questo secolo (Foreign Affairs - The Eroding Foundations of American Power - Paul Kennedy sul New York Times, The Dollar's Fate). Ma sulla sponda atlantica anche il ruolo di altri continenti è in questione: 'Europe Is Having to Justify Its Privileged Position' (Spiegel Online). Un'Europa sempre più vecchia, come nota un rapporto del NBER (The Cost of Low Fertility in Europe). Il fatto è che la sostenibilità della massiccia presenza degli USA nel mondo è ormai apertamente in discussione. Questo è quanto emerge per esempio in Foreign Policy In Focus (The Cost of the Global U.S. Military Presence). L'ex segretario di Stato Brezinsky su Foreign Affairs, si pone invece nell'ottica di creare una Global Security Web (An Agenda for NATO). In tutte queste analisi assume particolare rilievo la disamina dei rapporti degli USA con la Russia e la Cina. Secondo Asia Times, A moment of truth for Obama in Moscow, il momento della verità dei rapporti tra USA e Russia sta arrivando. L'equilibrio nucleare, l'Iran (Asia Times, US closer to Iran as Europe drifts, Haaretz - Despite tensions, U.S., Israel unite to track uranium to Iran, ANSA - ISRAELE ALZA IL VELO SUL SUO SOTTOMARINO 'ANTI-IRAN'), l'Afghanistan, il Medio Oriente, la Corea del Nord, la presenza in Africa (Foreign Policy in Focus, Straight Talk: Revealing the Real U.S.-Africa Policy), la crescente dipendenza energetica dell'Europa dalla Russia, sono i temi dominanti dell'agenda dei colloqui tra Washington e Mosca (US and Russia square up over missile shield, Financial Times - U.S.-Russia Nuclear Agreement Is First Step in Broad Effort, New York Times - New U.S.-Russia tone proves elusive, Capitol News Company - Le Monde, Vers une nouvelle ère de confiance entre les Etats-Unis et la Russie - Financial Times, Russia to open second Kyrgyzstan base). Ma contemporaneamente anche le questioni poste dall'instabilità di alcuni paesi nella vicina America Latina sono ben lungi dall'essere risolte (New York Times, Increased U.S. Military Presence in Colombia Could Pose Problems With Neighbors - El Pais, Suramérica se pone en estado de alerta) e pongono non pochi problemi all'Amministrazione Obama.
Cina - India - Come scrive German Foreign Policy, "EU political strategists are alarmed by US proposals for a closer cooperation between the USA and the People's Republic of China. According to the EU think tank European Council on Foreign Relations (ECFR) "fears" are revived "within Europe that it could be sidelined in a new world order." These fears are fomented by proposals by the former US presidential advisor, Zbigniew Brzezinski, for regular informal US-Chinese consultations on important global issues. Brzezinski would like to see this cooperation between Washington and Beijing at the same level as the meetings of the eight most significant industrial nations ("G8") dubbing it "G2" ("Group of Two")" (Fear of Demotion). Evidentemente si tratta di timori tutti da verificare, anche perché nel frattempo la Cina sembra più preoccupata ad accrescere il proprio ruolo piuttosto che a cristallizzare il rapporto con gli USA. Una breve rassegna di alcune notizie apparse recentemente sull'attivismo cinese basta a giustificare questa considerazione. Per esempio i segnali dell'insoddisfazione cinese in campo monetario si moltiplicano (Beijing in uneasy embrace of the greenback, China attacks dollar’s dominance , China to allow renminbi trade payments, China to deploy foreign reserves - Financial Times). Inoltre la situazione economica interna cinese presenta delle ombre, come fa notare Eric Dor, directeur de recherche à l'IESEG su Le Monde " Les taux de la croissance chinoise sont en partie illusoires ". Ma sul fronte finanziario, come nota Roubini, i cinesi non smetteranno di "flexing their muscles on the question of the global reserve currency system dominated by the dollar" (THE ALMIGHTY RENMINBI?, New York Times). Ormai anche la Cina si trova impegnata su un numero crescente di fronti regionali: insidia sempre più da vicino la Germania nella leadership delle esportazioni (Financial Times, China edges ahead of Germany on exports); in Oceania e America Latina rafforza i suoi legami con l'Australia e l'Ecuador in campo energetico (China and Australia sign $41bn energy deal, Ecuador in $1bn oil deal with China - Financial Times); fa incetta di materie prime su scala globale, come segnala Le Monde (La Chine à la conquête des sources d'énergie). E, provocatoriamente, denuncia in seno al WTO l'Unione europea per violazione delle regole del libero commercio nel settore di piccole parti meccaniche - viti e bulloni (Reuters - China in trade spat with EU over screw imports). Anche il Mediterraneo non è esente dalle mire cinesi, come segnala il giornalista della Stampa F. Sisci in un articolo ripreso da Asia Times su China throws a lifeline to Italy's Taranto. Non può quindi meravigliare la preoccupazione con la quale in India vengono accolte affermazioni, seppur non da fonti ufficiali, che non rassicurano il mondo asiatico, come quelle secondo cui è interesse della Cina lavorare per disgregare l'India (Financial Times, Chinese essay sparks outcry in India). Per contro, il programma indiano di potenziamento della propria flotta non può essere considerato un atto rassicurante (Financial Times - India plans to build 100 warships, Asia Times - India's 'enemy destroyer' sets sail, India's quest for autonomy, Challenge and Strategy. Rethinking India's Foreign Policy). Ma per il momento anche l'India deve confrontarsi con i gravi problemi posti dalla necessità di promuovere il proprio sviluppo interno (Martin Wolf su Financial Times - What India must do if it is to be an affluent country). E, in un contesto continentale, deve far fronte all'emergenza della gestione di risorse fondamentali per lo svilupo, come l'acqua (Financial Times - Asia urged to act on water wastage).
|
Alternativa europea - Publius
Il Federalista - The Federalist
Lettera europea
L'Unità europea
Piemonte europa
Taurillon Eurobull
The Federalist Debate
Organizzazioni
MFE
UEF
WFM
Centri studi
Centro Einstein di Studi Internazionali (CESI)
Centro Studi sul Federalismo
Centro Studi sul Federalismo Mario Albertini
Fondazione europea L. Bolis
Fondazione Mario e Valeria Albertini
Istituto Altiero Spinelli
Blogs
Coulisses de Bruxelles
Publius
Punti di vista
Istituto Affari Internazionali
Revue
d'études géopolitiques
Dati
WORLDOMETERS
|